Ricerca
Scavi UniBo in Arabia
Decenni di ricerca archeologica dell’Università di Bologna in Oman — dal Joint Hadd Project alle missioni in corso a Ras Al-Hadd, Al-Khutm, Halban e Romail.
Età del Bronzo
Ras Al-Hadd
Paesaggio costiero dell’Età del Bronzo attorno all’abitato di HD-6 e alle necropoli di HD-7/HD-10, indagato dall’Università di Bologna da oltre trent’anni.
Età del Bronzo
Al-Khutm
Parte dell’area UNESCO di Bat, Al-Khutm & Al-Ayn, dove l’Università di Bologna ha partecipato allo scavo di una monumentale piattaforma circolare in pietra, convenzionalmente detta ‘torre’.
Età del Bronzo
Necropoli di Halban
Tombe monumentali dell’Età del Bronzo su una terrazza calcarea in Al-Batinah, in scavo dal 2023 con rilievo digitale, osteoarcheologia e analisi isotopiche.
Preistorico
Riparo di Romail
Un riparo preistorico tra le Wahiba Sands e i Monti Hajar, che documenta il passaggio dal Paleolitico Finale al Neolitico circa 10.000 anni fa.
Quarant’anni in Oman
Dalle prime campagne di Maurizio Tosi a Ras Al-Hamra alla fine degli anni Settanta ai progetti odierni di DiSCi e DBC, gli archeologi bolognesi hanno plasmato la comprensione della preistoria e protostoria dell’Arabia sud-orientale.
Storia della ricerca
Una storia degli studi e degli scavi UniBo
L’interesse per la Penisola Araba ha una lunga storia, che affonda le radici nelle esplorazioni e negli studi geografici, storici ed epigrafici condotti tra età moderna e contemporanea. Come campo di ricerca strutturato, tuttavia, l’archeologia dell’Arabia si consolida tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Le ricerche archeologiche hanno mostrato che deserti, coste, montagne e oasi d’Arabia non furono spazi marginali, ma componenti attive di paesaggi storici nei quali comunità diverse seppero sviluppare forme di mobilità, scambio e innovazione. In questo quadro, la Penisola Araba è emersa come una regione chiave per comprendere le relazioni tra Asia, Africa e Mediterraneo.
Le attività italiane di ricerca, tutela e conservazione nell’Arabia meridionale presero forma negli anni Settanta attraverso percorsi diversi ma complementari. A inaugurarle furono Paolo Costa, attivo prima nello Yemen e poi in Oman nella documentazione e nella tutela del patrimonio culturale, Enrico d’Errico, figura centrale nel restauro di forti, castelli e architetture storiche del Sultanato, e Maurizio Tosi, che avviò la lunga stagione di ricerche archeologiche italiane nella regione. All’inizio degli anni Ottanta, Alessandro De Maigret portò l’archeologia italiana anche in Yemen.
Nel 2026 il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sostiene 13 missioni archeologiche italiane in Arabia, che salgono a una ventina se si estende il conteggio anche al sud della Giordania e dell’Iraq, aree geograficamente e storicamente strettamente connesse alla Penisola Arabica.
L’Università di Bologna in Arabia
Nel Sultanato dell’Oman, l’Università di Bologna ha sviluppato una lunga tradizione di ricerca archeologica sulla preistoria e la protostoria dell’Arabia sud-orientale. Dalle comunità neolitiche ai porti cosmopoliti del terzo millennio a.C., questi progetti hanno studiato il rapporto tra territorio, risorse, insediamenti e tecnologie, ricostruendo il ruolo dell’Oman nelle reti di scambio dell’Oceano Indiano.
Il Joint Hadd Project
Il cuore di questa tradizione è il Joint Hadd Project, attivo a partire dal 1985 lungo la costa dell’Oman centrale, sotto la direzione di Maurizio Tosi e successivamente di Maurizio Cattani per l’Università di Bologna e di Serge Cleuziou per il CNRS e l’Università di Parigi Panthéon-Sorbonne. Il progetto ha ricostruito nel lungo periodo la trasformazione delle comunità costiere, dai modi di vita neolitici alla nascita di villaggi stabili, produzioni specializzate e scambi via mare.
I due siti cardine sono HD-6 a Ras Al-Hadd e RJ-2 a Ras Al-Jinz. HD-6 documenta il passaggio, alla fine del quarto millennio, dalle piccole comunità costiere semi-nomadi del Neolitico a forme di insediamento più complesse e stanziali, legate a reti di parentela e tribali, alle oasi dell’interno e allo sfruttamento del rame. Con i suoi edifici in mattoni crudi, il massiccio muro perimetrale in pietra e le aree produttive, il villaggio restituisce una fase decisiva nella formazione della società araba all’inizio del quarto millennio.
Lo scavo di RJ-2 ha restituito invece un grande abitato costiero ormai pienamente inserito in un mondo di traffici marittimi e contatti a lunga distanza del terzo millennio. La comunità viveva di risorse marine, produceva manufatti specializzati e partecipava alla circolazione di materie prime, oggetti e idee attraverso le sponde del Mare Arabico. Seppur entro un quadro ancora profondamente radicato nelle risorse e nelle pratiche locali, in questo contesto venne sperimentato anche l’uso di segni proto-scrittori e strumenti amministrativi.
A questa traiettoria si collega HD-1 a Ras Al-Hadd, approdo portuale di straordinaria importanza per comprendere i rapporti commerciali e culturali tra Oman, Valle dell’Indo e Iran. La varietà dei materiali importati e delle produzioni locali mostra il ruolo della costa omanita nelle reti dell’Oceano Indiano alla fine del terzo millennio a.C.
Il Joint Hadd Project ha inoltre approfondito le radici neolitiche delle società costiere attraverso lo scavo di siti come HD-2 e HD-5 a Ras Al-Hadd e KHB-1 a Ras Al-Khabbah, legati allo sfruttamento stagionale delle risorse marine fra il quinto e il quarto millennio.
Le Navi di Magan
Dalle ricerche del Joint Hadd Project nacque un ulteriore progetto, il Magan Boat Project, dedicato allo studio sperimentale delle tecnologie navali dell’Età del Bronzo. Il progetto prese avvio dal confronto tra i testi cuneiformi del terzo millennio, che menzionano “Navi di Magan” costruite con fasci di canne e bitume, e la scoperta a Ras Al-Jinz di frammenti di bitume provenienti dal rivestimento impermeabilizzante di antichi scafi, nei quali erano rimaste impresse canne, corde, stuoie, legno e organismi marini. Sulla base di queste evidenze, un primo prototipo in scala reale di una nave di Magan fu costruito e varato a Ravenna nel 2002, mentre nel 2005 un modello evoluto fu realizzato e testato a Sur, nel Sultanato dell’Oman. Attraverso queste ricostruzioni, l’archeologia sperimentale rese visibile la base tecnica dei primi scambi marittimi attraverso il Mare Arabico e contribuì alla formazione di una generazione di studenti e giovani ricercatori dell’Università di Bologna, che da questa esperienza ha sviluppato nuove competenze e ricerche di rilievo sulle tecnologie navali antiche.
Le comunità neolitiche di Ras Al-Hamra
Le ricerche a Ras Al-Hamra, nella baia di Muscat, rappresentano uno dei capitoli fondativi dell’archeologia italiana in Oman. Le prime indagini, avviate da Maurizio Tosi alla fine degli anni Settanta e proseguite negli anni Ottanta con gli scavi di RH-5 e RH-6, documentarono comunità di pescatori-raccoglitori, profondamente legate alle risorse marine e agli ambienti di mangrovia. Negli anni Duemila, nell’ambito di progetti promossi dalle istituzioni omanite, numerosi studenti e giovani ricercatori dell’Università di Bologna parteciparono a nuove campagne di archeologia preventiva che permisero di ricostruire con maggiore precisione l’organizzazione degli abitati e le pratiche funerarie del quinto e quarto millennio. Ras Al-Hamra emerse così come un paesaggio sociale complesso, dove vita quotidiana, economia costiera, ritualità e trasformazioni ambientali si intrecciarono per millenni.
Ricerche di formazione
Nel corso di oltre trent’anni, centinaia di studenti dell’Università di Bologna hanno partecipato a missioni nel Sultanato dell’Oman, vivendo spesso la loro prima esperienza di scavo e il primo confronto con contesti culturali lontani, formandosi così non solo come ricercatori, ma anche come cittadini più consapevoli. L’Università di Bologna ha sostenuto inoltre numerose ricerche nate da tesi di laurea, dottorati e percorsi post-dottorali. Questi studi hanno esplorato molteplici aspetti della preistoria e della protostoria dell’Arabia, dallo sfruttamento delle risorse animali e vegetali alle tecnologie litiche, dalla produzione di ornamenti all’antropologia fisica e ai paesaggi funerari, fino alle reti di scambio che collegavano la Penisola d’Oman con le regioni oltremare.
Consulenza, patrimonio e impresa
Il ruolo dell’Università di Bologna in Oman non si è limitato alla ricerca sul campo, ma ha incluso anche attività di consulenza presso le istituzioni governative omanite responsabili della ricerca archeologica e della tutela dei beni culturali. Tra il 1976 e il 1986, Paolo Costa, che fu anche Professore di Archeologia islamica all’Alma Mater, contribuì alla fondazione e all’organizzazione delle strutture di tutela del Sultanato. Tra il 2010 e il 2016, Maurizio Tosi, Professore di Paleoetnologia a Ravenna e Bologna, accompagnò una nuova fase di sviluppo dell’archeologia omanita, tra valorizzazione della ricerca, sviluppo museale, archeologia preventiva e archivi fisici e digitali.
Nel corso degli anni, l’Università di Bologna ha agito anche da tramite tra le autorità omanite e imprese e studi professionali bolognesi, favorendo il coinvolgimento in Oman di realtà come F+LR Architettura, che ha progettato parchi archeologici, musei ed edifici specializzati per la conservazione e lo studio dei materiali archeologici.
L’Università di Bologna in Oman: progetto in corso
Le ricerche archeologiche dell’Università di Bologna in Oman proseguono oggi attraverso progetti condotti da diversi gruppi dell’Ateneo, in collaborazione con le istituzioni omanite e il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Il Dipartimento di Storia Culture Civiltà (DiSCi) continua, con Maurizio Cattani, le indagini sull’Età del Bronzo a Ras Al-Hadd e nell’area UNESCO di Bat, Al-Khutm & Al-Ayn, mentre Elena Maini studia lo sfruttamento dei delfini nella preistoria dell’Arabia. Il Dipartimento di Beni Culturali (DBC) sviluppa invece, con Eugenio Bortolini e Stefano Benazzi, ricerche dedicate alla necropoli dell’Età del Bronzo di Halban e al riparo preistorico di Romail.
Nel loro insieme, questi progetti mostrano come la ricerca dell’Università di Bologna nel Sultanato dell’Oman, pur restando coerentemente orientata allo studio della complessità socio-tecnica nelle culture preistoriche dell’Arabia sud-orientale, abbia saputo negli anni ampliarsi, affinarsi ed evolvere. Abitati, necropoli, architetture monumentali, ripari preistorici e risorse marine non rappresentano ambiti separati, ma parti di un percorso scientifico unitario, nel quale ogni progetto ha progressivamente integrato nuovi dati e nuove prospettive, permettendo di affrontare questioni condivise fra le diverse linee di indagine. Ne emerge una ricerca capace di rinnovarsi senza perdere coerenza, collegando siti, metodi e periodi diversi entro una visione complessiva della storia più antica dell’Oman.
Guardando al futuro, la ricerca dell’Università di Bologna in Oman continuerà a confrontarsi con le nuove frontiere dell’archeologia e con le priorità di un Paese in costante trasformazione, contribuendo alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale del Sultanato.
Sul campo oggi
Gli scavi UniBo attuali in Arabia
Ras Al-Hadd: ricerca, tutela e valorizzazione
A Ras Al-Hadd, lungo la costa dell’Oman, le ricerche dell’Università di Bologna si concentrano sul paesaggio archeologico che circonda l’abitato di HD-6, uno dei siti più importanti per comprendere la trasformazione delle comunità costiere all’inizio dell’Età del Bronzo. Il villaggio, sviluppatosi tra la fine del quarto e l’inizio del terzo millennio, comprendeva grandi edifici in mattoni crudi ed aree legate allo sfruttamento delle risorse marine, alla trasformazione dei minerali di rame e alla produzione di ornamenti in pietra e conchiglia. Sui terrazzi rocciosi alle spalle di HD-6 si trovano le necropoli di HD-7 e HD-10, il cui scavo completa la lettura di questo territorio. Lo studio di piccoli gruppi di tombe circolari in pietra ha permesso di comprendere meglio i rituali funerari, le relazioni sociali e il modo in cui queste comunità costruivano la memoria dei propri antenati durante il terzo millennio a.C.
Le ricerche sono condotte anche in funzione della realizzazione di un parco archeologico, con percorsi di visita, pannelli informativi, punti panoramici e strumenti di comunicazione capaci di collegare i numerosi contesti dell’area di Ras Al-Hadd. Il progetto presenta questo territorio come un paesaggio culturale complesso, nel quale abitati, tombe, lagune e risorse naturali raccontano una lunga storia di adattamento umano.
Al-Khutm: una ‘torre’ monumentale nell’area UNESCO di Bat
Nell’entroterra dell’Oman, il progetto di Al-Khutm si inserisce nell’area UNESCO di Bat, Al-Khutm & Al-Ayn, uno dei paesaggi archeologici più importanti dell’Età del Bronzo in Arabia. Il progetto del Ministry of Heritage and Tourism del Sultanato dell’Oman ha visto la partecipazione del Dipartimento di Storia Culture Civiltà nello scavo di una grande piattaforma circolare monumentale in pietra, convenzionalmente definita ‘torre’, utilizzata tra la fine del terzo e il secondo millennio.
Gli scavi hanno rivelato una struttura di grandi dimensioni e con un’articolazione complessa, con ambienti interni, corridoi, accessi, spazi laterali e un pozzo centrale. Le campagne più recenti hanno portato alla luce anche un imponente muro perimetrale, mostrando che il complesso era più ampio rispetto alla sola piattaforma centrale. Rilievi tridimensionali e mappe digitali permettono oggi di seguire le fasi di costruzione del monumento e di renderlo più comprensibile ai visitatori.
DExPO: i delfini nella preistoria dell’Arabia
A partire dalle ricerche a Ras Al-Hadd e Ras Al-Jinz, il DExPO Project ha introdotto un approccio zooarcheologico allo studio dei delfini nella preistoria dell’Oman. Sviluppato in collaborazione fra ArcheoLaBio – Centro di Ricerche di Bioarcheologia dell’Università di Bologna e il Museo di Storia Naturale dell’Oman, il progetto applica un protocollo analitico sperimentale per riconoscere le diverse specie di mammiferi marini sfruttate nelle economie costiere tra Neolitico ed Età del Bronzo. I primi risultati mostrano che lo sfruttamento dei delfini non fu un episodio marginale, ma una componente fondamentale delle strategie di sussistenza lungo le coste dell’Arabia sud-orientale.
Halban: tombe monumentali dell’Età del Bronzo
Halban, nella regione costiera di Al-Batinah, conserva un sito funerario monumentale dell’Età del Bronzo, posto su una terrazza calcarea tra la pianura costiera e i Monti Hajar. La posizione del sito, lungo un corridoio naturale tra costa e montagne, ne fa un osservatorio privilegiato per comprendere lo sviluppo delle comunità locali nel corso dell’intero terzo millennio e gli scambi regionali nell’area.
Le indagini uniscono scavo archeologico, rilievo digitale, osteoarcheologia ed analisi biochimiche e isotopiche. Unite all’antropologia fisica, permettono di ricostruire il profilo biologico degli individui, riconoscendo uomini, donne e bambini, oltre a valutare possibili forme di mobilità lungo le rotte commerciali che attraversavano il Mare Arabico durante il terzo millennio. I risultati testimoniano come le tombe di Halban non raccontino soltanto architetture monumentali, rituali funerari e corredi, ma anche storie di persone, comunità e contatti tra regioni lontane.
Il progetto dell’Alma Mater non contribuirà solo alla ricostruzione storica del sito, ma fornirà anche le basi per la realizzazione di un futuro parco archeologico. Grazie alla sua posizione strategica poco a nord di Muscat, Halban potrà infatti attrarre un significativo afflusso di turisti, diventando un punto di riferimento per la conoscenza della protostoria omanita. La ricostruzione virtuale delle tombe, insieme a pannelli informativi e punti di osservazione, aiuterà i visitatori a comprendere un paesaggio archeologico fondamentale per la storia delle società antiche dell’Oman.
Romail: un riparo preistorico tra deserto e montagne
Il riparo naturale sottoroccia di Romail, nell’Oman centrale, si trova tra il margine del grande deserto delle Wahiba Sands e i Monti Hajar, in un’area ricca di materie prime adatte alla produzione di strumenti in pietra e vicina a risorse d’acqua. Il sito offre una testimonianza preziosa sulla fase di passaggio tra le comunità del Paleolitico Finale e i primi gruppi neolitici circa 10.000 anni fa.
Gli scavi hanno portato alla luce strumenti in pietra scheggiata, come lame e punte di freccia, focolari, resti animali combusti e ornamenti in pietra e conchiglia. Questi dati indicano che il riparo fu usato per attività diverse, dalla lavorazione della pietra alla sosta temporanea, fino allo sfruttamento delle risorse locali. Le analisi radiometriche e tecnologiche in corso sui materiali rinvenuti aiuteranno a chiarire meglio quando, come e da chi fu frequentato il sito.
Romail conserva anche un ricco insieme di arte rupestre di periodi successivi alla frequentazione tra Paleolitico Finale e Neolitico Antico, con pitture in ocra rossa, figure umane ed animali, cavalieri e motivi geometrici. Il progetto combina quindi archeologia preistorica, studio del paesaggio, analisi dei materiali e documentazione digitale, offrendo nuove prospettive sulle comunità più antiche che abitarono l’Arabia sud-orientale.
Mappa degli scavi
Clicca un indicatore per i dettagli della missione e i collegamenti. Map data © OpenStreetMap contributors.
Riferimenti scientifici
Una selezione di fonti scientifiche alla base dei pannelli e delle ricerche della mostra.
Opere generali, diacroniche e storia della ricerca
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- Sabaic Online Dictionary https://sabaweb.uni-jena.de/SabaWeb/
- Mnamon – Antiche scritture del Mediterraneo https://mnamon.sns.it/
Arabia antica ed epigrafia
- Ancient Arabia https://ancientarabia.huma-num.fr/
- Open Digital Epigraphy Hub – EpiHub https://open-epihub.cnr.it/
Banche dati e archivi archeologici
- EAMENA – Endangered Archaeology in the Middle East and North Africa https://database.eamena.org/
- ArchaeOman https://www.archaeoman.de/en/
- Arabian Rock Art Heritage https://saudi-archaeology.com/
- Manar al-Athar https://www.manar-al-athar.ox.ac.uk/
- Qatar Digital Library https://www.qdl.qa/en
