La mostra
Introduzione
La Penisola Araba è spesso associata, nell’immaginario comune, all’immensità del deserto. Oltre questa immagine, potente ma parziale, si apre però una storia molto più ricca, fatta di coste, montagne, oasi, rotte marittime, risorse minerarie, insediamenti, scambi e incontri tra comunità diverse. Oltre il deserto nasce per accompagnare il pubblico alla scoperta di questa complessità e per mostrare come l’archeologia possa restituire profondità storica a una regione centrale nei rapporti tra Asia, Africa e Mediterraneo fin dall’antichità.
La mostra è organizzata dall’Università di Bologna in occasione del 59° Seminar for Arabian Studies, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati allo studio della Penisola Araba, in collaborazione con il Comune di Bologna – Biblioteca Salaborsa. Accogliere questo convegno significa portare a Bologna studiosi, istituzioni e ricerche provenienti da diversi Paesi dell’Arabia e del Golfo, ma anche offrire alla cittadinanza un’occasione per conoscere più da vicino un patrimonio storico e archeologico di straordinaria importanza.
Da molti decenni l’Università di Bologna svolge attività di ricerca nella Penisola Araba, con un rapporto particolarmente significativo e duraturo con il Sultanato dell’Oman. Questa collaborazione ha costituito una porta d’accesso privilegiata per lo studio dei paesaggi, degli insediamenti, delle tecnologie e delle società antiche dell’Arabia sud-orientale. Al tempo stesso, essa si inserisce in una prospettiva più ampia, aperta all’intera Penisola Araba e alle sue connessioni regionali e internazionali.
Inquadramento geografico
La Penisola Araba occupa la parte sud-occidentale dell’Asia ed è circondata da grandi spazi marittimi. A ovest si affaccia sul Mar Rosso, a sud-est sul Mare Arabico e sul Mare d’Oman, a nord-est sul Golfo. La sua posizione ne ha fatto, fin dall’antichità, un’area di passaggio tra il Mediterraneo, l’Africa orientale, la Mesopotamia, l’Iran, l’Asia meridionale e l’Oceano Indiano.
Il deserto è una componente essenziale di questo paesaggio, ma non lo esaurisce. Accanto alle grandi distese sabbiose, come il Rub al-Khali, si trovano catene montuose, altopiani, pianure costiere, corsi d’acqua stagionali, oasi e zone monsoniche nel sud della Penisola. Questa varietà ambientale ha favorito forme diverse di vita e di insediamento, dalle comunità pastorali ai villaggi agricoli, dai centri costieri alle aree minerarie e ai nodi di scambio.
Guardare alla Penisola Araba oltre il deserto significa superare gli stereotipi e riconoscere una regione dinamica, attraversata da vie terrestri e marittime, capace di collegare mondi diversi. Significa anche comprendere come ambienti apparentemente estremi abbiano offerto possibilità di adattamento, innovazione e scambio. È da questa prospettiva che la mostra presenta al pubblico il contributo dell’Università di Bologna allo studio archeologico dell’Arabia.
La mostra
I fotografi
Tre fotografi omaniti il cui lavoro attraversa la mostra, ciascuno impegnato a documentare un diverso aspetto della vita tra la costa, il deserto e le montagne.
Fahad Al Kindi
@f_kindiFahad Al Kindi è un fotografo omanita il cui lavoro esplora la relazione tra persone, luoghi e il trascorrere del tempo. Lavorando soprattutto attraverso progetti di lunga durata, è particolarmente attratto dai tranquilli dettagli della vita quotidiana – momenti che spesso passano inosservati ma che rivelano storie più profonde su appartenenze, memoria e cambiamenti sociali. Le sue fotografie esaminano una società in dialogo continuo col proprio passato e presente, documentando gli spazi dove la tradizione e la modernità si incontrano.
Influenzato da arte, cinema, fotografia documentaristica e personale osservazione, le immagini di Fahad invitano lo spettatore a guardare oltre le rappresentazioni familiari dell’Oman e a cimentarsi con le vite vissute entro i suoi paesaggi. La sua pratica è guidata dalla convinzione che la fotografia possa preservare non solo le apparenze, ma anche i fugaci momenti di esperienza umana che altrimenti verrebbero dimenticati.
Il lavoro di Al Kindi è stato esposto come parte di una mostra collettiva alla Royal Opera House a Muscat, alla Photographic Society of Oman e al Museo Bait al Zubair, oltre che essere parte di una mostra privata a Londra. Fahad Al Kindi è anche il primo fotografo arabo le cui opere sono state pubblicate sulla rivista Kwartalnik Fotografia (Polonia).
Fahad vive e lavora a Muscat, in Oman.
Mohammed Badr
@Mo_BaderMohammed Badr è un fotografo omanita originario della città costiera di Sur, dove crescere a contatto con il mare ha plasmato in modo naturale il suo modo di vedere e documentare il mondo. Il suo lavoro esplora le persone, i luoghi e i momenti di quiete che spesso passano inosservati. Vivere all’estero gli ha permesso di apprezzare ancor più profondamente la sua cultura, ispirandolo a documentare la bellezza della vita quotidiana in Oman e a condividerla con pubblici oltre confine.
“The Waves of Us” è una serie in continua evoluzione che esplora il rapporto tra le persone e il mare. Ispirato alla costa dell’Oman e ai luoghi in cui è cresciuto, il progetto documenta i molteplici modi in cui le persone si connettono con l’acqua, sia attraverso la vita quotidiana, la riflessione, il gioco o semplicemente trascorrendo del tempo in riva al mare. Il mare diventa più di un semplice sfondo; diventa uno spazio in cui nascono ricordi e si svelano storie personali. Attraverso queste fotografie, la serie riflette sulla connessione, sull’appartenenza e sulla presenza costante del mare nella vita di tutti i giorni.
Adam Al Ghafry
@adamalghafryAdam Al Ghafry è un fotografo omanita residente a Salalah, nel Dhofar. Influenzato dai suoi studi di filosofia, religione e psicologia, il suo lavoro cattura la relazione tra le esperienze interiori delle persone e il mondo in cui vivono. È animato dalla convinzione che le nostre credenze e culture plasmino il mondo che ci circonda, tanto quanto l’ambiente e la realtà materiale plasmano il nostro mondo interiore. Crede che la fotografia documentaristica sia un mezzo in grado di far luce su queste sfaccettature della condizione umana.
Gli interessi di Adam lo hanno naturalmente condotto nel Dhofar, dove gli stili di vita delle persone sono intrecciati con un profondo legame con la terra, mentre continuano ad adattarsi di fronte ai rapidi cambiamenti. I suoi prossimi progetti mirano a esplorare i modi in cui le tecnologie e le industrie emergenti influenzano la regione e come, a loro volta, le persone influenzano questi sviluppi.
Colophon
Crediti e ringraziamenti
- Coordinamento scientifico
- Eugenio Bortolini
- Coordinamento
- Vittoria Bianchi
- Concept
- Amanda Antonelli, Francesca Barchiesi, Vittoria Bianchi, Benedetta Gaeta, Antonios Koutroumpas
- Comitato scientifico
- Eugenio Bortolini, Maurizio Cattani, Dennys Frenez, Silvia Lischi, Elena Maini, Maria Pia Maiorano
- Design e grafica
- Benedetta Gaeta
- Web design
- Antonios Koutroumpas
- Social e comunicazione
- Simone Rizzuto
- Fotografi
- Adam Al Ghafry (@adamalghafry), Fahad Al Kindi (@f_kindi), Mohammed Badr (@Mo_Bader)
- 3D model
- Francesca Barchiesi, Enzo Cocca, Sara Facciani, Nicolantonio Losacco
- Fumetto — ideazione e realizzazione
- Glauco Ambrosini, Piero Favento, Simone Rizzuto, Vittoria Bianchi
- Fotografie di scavo e da campo
- Francesca Barchiesi, Vittoria Bianchi, Eugenio Bortolini, Maurizio Cattani, Gian Luca Cavalcanti, Enzo Cocca, Sara Facciani, Adam Al Ghafry, Antonios Koutroumpas, Antonino Vazzana
- Traduzione araba
- Hamid Al Bouchouari
Ringraziamo il Ministry of Heritage and Tourism del Sultanato dell’Oman, Experience Oman, l’Università di Bologna, AIGO S.R.L. e il Comune di Bologna – Biblioteca Salaborsa.

